GLAB · Correggio · Italy

Dall’immagine
alla materia.

Dalla materia a nuove possibilità. Tecnologia, acquisizione digitale, stampa, arte e ricerca convivono nello stesso laboratorio.

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Il nostro approccio

Partiamo dal mondo fisico. Lo acquisiamo, lo comprendiamo e lo trasformiamo nuovamente in materia. È qui che tecnologia, stampa, arte e ricerca si contaminano.

01

Cloni d’Arte

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02

GLAB Anamorphia

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03

Material & Surface Scanning

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Opera monocromatica in bassorilievo della linea ANAMORPHIA

La nuova linea d’arte GLABANAMORPHIA

Il colore mostra l’opera. Noi chiediamo alla luce di farlo. Una nuova topografia monocromatica, progettata affinché rilievi, ombre e luce facciano emergere l’immagine. La materia rimane ferma. La percezione no.
Entra nella linea →
Forma · colore · materia

Non una semplice copia

Cloni d’Arte

Da lontano è un’immagine. Da vicino è materia.

Un’opera è colore, ma anche pennellate, spessori, craquelure, irregolarità e segni del tempo. Acquisiamo e lavoriamo queste informazioni per restituire insieme la componente cromatica e quella materica.

Scopri il processo →

Progetti selezionati

Dalla scansione allo spazio.

Tutti i progetti →
Riproduzione della Venere di Botticelli esposta al MART

MART · Rovereto

La Venere di Botticelli

Opere materiche su commissione installate in un ristorante

Committenza privata · Interior

L’arte entra nello spazio

MATERIAL & SURFACE SCANNING

Non scansioniamo l’oggetto. Scansioniamo ciò di cui è fatto.

Dopo la scansione, il software METIS genera le mappe necessarie per ricreare digitalmente l’aspetto e il comportamento della superficie: colore, rilievo, lucentezza, trasparenza e riflessi.

Scansione materiali →
  • Il punto di partenzaCampione reale
  • AcquisizioneColore e superficie
  • ElaborazioneMappe PBR
  • Il risultatoMateriale digitale

Dal 2007, a Correggio

Siamo partiti da 50 metri quadrati e una stampante.

Oggi 240 metri quadrati sono diventati nuovamente troppo stretti. In mezzo ci sono il lavoro, le scelte, le tecnologie adottate e tutte le volte in cui una richiesta ci ha fatto domandare cos’altro fosse possibile.

La storia di GLAB →